Festival della Performance
a cura di Ivano Vitali


Sabato 22 e Domenica 23 luglio 2000
negli spazi della "Limonaia" di Villa Strozzi in via Pisana, 77 - Firenze          
Orario: dalle ore 21.00 alle ore 24.00
    
Performance? Una lunga storia iniziata alla fine degli anni sessanta del secolo ormai trascorso ed identificata in certi casi con la body art o arte di comportamento. I precedenti risalgono agli anni cinquanta- sessanta; ricordiamo gli happenings di Allan Kaprow, i lavori musicali di Cage, l'attività del gruppo "Fluxus", solo per fare alcuni esempi. Erano quelli gli anni del teatro dei mixed media, opere aperte ad interventi transdisciplinari (pittura, scultura, video, teatro, musica, danza) che prevedevano il coinvolgimento attivo del pubblico.
La performance appartiene quindi alle arti visive e va interpretata seguendo la pertinente chiave di lettura. Il performer non va confuso con l'"artista di strada", il mimo, il giocoliere e neppure con l'attore; egli infatti non recita una parte, ma mette in scena se stesso, utilizza linguaggi, modalità espressive appartenenti ad altre arti per creare un'opera unica ed irripetibile che si sviluppa nel tempo e nello spazio.
Per quanto concerne l'attività performativa è difficile tutt'oggi darne una precisa definizione. Possiamo tuttavia far riferimento alla classificazione suggerita a suo tempo dal critico d'arte Gillo Dorfles che suddivise le performances più direttamente connesse alla body art in otto generi.Un primo filone è quello più strettamente legato alla danza, un secondo ha valenze più specificamente teatrali, un terzo è connotato da aspetti sado-masochistici e di sacralità rituale ( si pensi alle azioni del "Teatro dei misteri e delle orge" di Hermann Nitsch, alle ricerche di Gina Pane e a quelle di Marina Abramovic incentrate sulla questione del corpo femminile inteso come entità negata e per far riferimento ad una situazione attuale si pensi al "dissanguamento in diretta" di Franco B.). Esiste poi uno specifico settore di operatori le cui azioni sono caratterizzate da varie forme di travestitismo spesso legate al problema dell'ambiguità sessuale e che vedono il loro antesignano in Marcel Duchamp trasformato in Rose Sélavy. Vi sono inoltre artisti che si mettono in posa come tableaux vivants facendo riferimento a figure e gesti presenti in quadri celebri: è il caso, ormai storico, di Luigi Ontani. Si deve menzionare ancora una serie di interventi di vario genere fissati attraverso la documentazione fotografica ed artisti che utilizzano invece il video per porre attenzione alle varie componenti del corpo umano. Infine vi sono operatori che si servono di altre persone per attuare i propri interventi. A tal proposito possiamo citare, per il passato, le azioni di Vettor Pisani o di Fabio Mauri e per far riferimento ai nostri giorni, le "modelle" esibite da Vanessa Beecroft.
Ritengo che questa pur sintetica classificazione si possa ben adattare alla molteplicità e varietà di interventi presenti al Festival della Performance che si tiene per la prima volta a Firenze e che vede la partecipazione di una trentina di artisti provenienti da varie parti d'Italia.
Bisogna tuttavia ricordare che ogni performer è fondamentalmente e prima di tutto un artista e che il suo intervento s'inserisce quasi sempre in una più ampia e sfaccettata attività: sperimentale, multimediale, interdisciplinare. Per quanto riguarda la ricerca artistica vera e propria, ciascuno dei partecipanti appartiene a gruppi, correnti artistiche diverse a volte anche molto distanti tra loro. Sono presenti alla rassegna pittori, scultori, poeti visivi e multimediali, artisti operanti nell'ambito del concettuale, operatori video, artisti appartenenti al circuito della mail-art; artisti di generazioni diverse a confronto e che comunque da tempo lavorano nel campo della ricerca visiva.
Anche le tematiche proposte dai diversi performers sono le più varie. Tuttavia, pur operando ciascuno in maniera autonoma, si riscontrano non pochi punti di contatto ed elementi-simbolo ricorrenti: la ruota, la spirale intese come flusso energetico, lo yin e lo yang, il maschile e il femminile, lo scambio di ruoli; la luce, il colore, il suono e il silenzio, la presenza e l'assenza, la dimensione onirica. Trattandosi di "arte comportamentale", l'attenzione al corpo umano e la focalizzazione su alcune sue parti è presente anche dal punto di vista contenutistico.
Inoltre, ognuno dei performer, ha un proprio modo di creare e di condurre l'azione: da solo, in coppia o in gruppo, con o senza il coinvolgimento diretto del pubblico. Chi in maniera statica e chi dinamica, chi privilegiando il gesto e chi la parola, chi con poesia e chi con ironia. Chi con atteggiamento dissacratorio o provocatorio, chi con ripiegamento riflessivo. Chi con l'ausilio di sofisticate tecnologie e chi con l'impiego di materiali poveri.
Che cosa resta di una performance? Una serie di scatti fotografici, un video, la documentazione di un evento durato a volte pochi minuti. Ma tutti ci auguriamo che nel profondo rimanga un'emozione, una pausa riflessiva e che il festival sia soprattutto una "festa", un'occasione di incontro: la prima di una lunga serie.

Patrizia Landi
     

Performers
Mauro Andreani - Livorno, Carla Bertola e Alberto Vitacchio -Torino,  Paolo Bottari - Livorno,   Bruno Capatti - Medicina - (BO), Roberto Cascone - Milano,  Luca De Silva - Firenze, Attilio Fortini - Verona, Maria Grazia Frattini - Forlì, Gallingani & associati - Firenze, Luciano Ghersi  - (nomade), Giniski - Firenze, Sandro Gronchi - Bagno a Ripoli (FI), I Santini Del Prete - Rosignano M°(LI),  Liuba - Milano,  Francesco Mandrino - S. Felice s/P (MO), M.D. lab - Forlì, Franco Menicagli - Firenze, Enrico Michieletto - Charleroi (B), Emilio e Franca Morandi - Ponte Nossa (BG), Alberto Morelli - Rosignano M° (LI),  Enrico Mori - Rosignano M° (LI),   Giuliano Nannipieri - Livorno,  Lorenzo Pezzatini - Firenze, Giovanni e Renata Strada - Ravenna, Nello Teodori - Perugia, Alessandro Vannucci - Firenze, Ivano Vitali - Firenze, Piero Viti - Firenze, Mariolina Zitta - Milano