Oh Bio-mio!
Installazioni degli artisti:

GIANNI CAVERNI, ANTONELLA FOSCARINI, REBECCA HAYWRD,
DONATELLA MEI, LORENZO PEZZATINI, IVANO VITALI

Presentazione di BRUNO SULLO

Castello di Rosignano Marittimo - Livorno   
Sale di Palazzo Marino
dal 10 al 23 Novembre 2001




"Laboratorio del Dott. Calligari" - Donatella Mei
    
Molto vari e molto complessi sono i rapporti che intercorrono tra l’uomo e la natura, e possono coprire un ampio range tra poli opposti e lontani, quali l’armonioso inserimento dell’uno nell’altra, e la completa e strenua manipolazione/rifondazione della natura  perseguita dalle attuali tecniche di ingegneria genetica e clonazione.
L’arte, che è una diretta espressione dell’uomo e dei suoi problemi, rappresenta uno dei possibili strumenti di indagine e di valutazione di questo rapporto, al quale essa offre la meditazione profonda, i dubbi, le angosce, le ipotesi alternative che costituiscono le sue più genuine connotazioni.
In questo senso si svolge la riflessione dei sei artisti fiorentini impegnati nella presente mostra, che investe temi tra loro molto vicini, anche se sviluppati in termini del tutto autonomi. Tra questi temi si segnalano l’analisi del concetto di “naturalità” rispetto a quello di “artificialità” (Foscarini, Mei), lo sviluppo del tutto contemporaneo dell’ antico problema dell’ibridismo (più individui fusi nello stesso corpo, Hayward), la proposta di operazioni taumaturgiche primitive per il recupero della naturalità (Vitali), la struggente e al tempo stesso sarcastica “coltivazione” dell’incoltivabile (Caverni), la ripetizione ossessiva del tema inquietante del bambino nato in provetta (Pezzatini).
Tutte proposte visive che coniugano la concettualità con il fare fisico, l’idea con i materiali, traducendosi in opere, installazioni e performances di indiscutibile interesse e di grande attualità.

           


"L'orto" (per coltivare la memoria) - Gianni Caverni                       "Mutazione" - Rebecca Hayward 

FRA TITIRO E FRANKENSTEIN
"Caratteristica della natura è l'unità armoniosa di tutte le sue funzioni. L'essere umano, così complesso da riuscire raramente a non creare fratture nel proprio intimo realzionarsi col mondo naturale, può tendere a ristabilire l'equilibrio innato che gli deriva dall'esserne parte". Questa di Anna Cassarino (Catalogo della 1a Mostra di Arte ambientale, Pescia 2000) è certamente una delle possibili visioni del rapporto tra uomo e natura. Ma, si può osservare, l'uomo potrebbe anche essere, per la sua riconosciuta complessità, un elemento di destabilizzazione dell'equilibrio naturale, quando mette in campo le sue tecnologie in una prospettiva di prevaricazione e di rottura. D'altra parte, non è vero che tutta la verità e tutta la bontà stia dalla parte della natura, tant'è vero che è stata talora proprio la deroga alle leggi naturali a consentire la crescita dell'uomo e della sua civiltà.
Dunque, sono vari e complessi i rapporti tra uomo e natura, e non si può affrontarli da una prospettiva diversa da quella di ricerca e di verifica, e senza una profonda consapevolezza di problematicità. Non è detto che l'arte, per fare un esempio, debba essere "concepita per inserirsi con grazia" nei giardini, nei parchi o nelle città, e che debba costituire a tutti i costi "una forza propositiva di cui c'è una grande necessità" (Cassarino, cit.): l'arte è espressione dell'uomo, delle sue contraddizioni, delle sue pulsioni, delle sue dinamiche culturali; in essa concorrono molti elementi, nobili o meno nobili, pieni di grazia o del tutto privi di essa, propositivi o distruttivi. Il concetto di naturalità può essere acquisito dall'arte in una prospettiva talora inquietante, o deformante fino ai limiti del dramma esistenziale. In esso giocano, in varia combinazione, la realtà della vita di tutti i giorni, l'aspirazione insopprimibile alla felicità, il mito dell'età dell'oro e gli esperimenti di bioingegneria, Titiro e Frankenstein. In ogni ipotesi, in ogni costruzione ideale, in ogni tema di riflessione l'arte riversa la forza del dubbio, l'ambiguità, la poetica della indeterminazione.
Una mostra che, come quella qui presentata, vuol proporre il tema della natura non può (e non deve) sottrarsi al rischio della innaturalità, non può non interrogarsi sul rapporto creativo tra reale ed artificiale, non può non proporre ipotesi alternative al vero esaminandole nella loro forza e legittimità. Poiché l'arte, dopo aver deposto ogni ruolo di contemplazione consolatoria, si pone oggi come uno dei modi di espressione dell'uomo nella sua completa ed integrale umanità. In questo percorso essa ha forse perduto in bellezza e piacevolezza, ha forse un po' sporcato il suo abito da viaggio, ma ha molto acquistato in verità e sincerità.
Gli artisti di questa rassegna, pur appartenendo a quella che si suole indicare come una omogenea area culturale, affrontano argomenti complessi e diversificati, la natura, l'uomo, la memoria, le contraddizioni della civiltà, in assoluta autonomia, ora raccontando ciò che potrebbe accadere, ora analizzando l'accaduto: il tutto riferito a un tema ben precisato sul quale ciascuno esprime i propri dubbi, le sensazioni, i timori. La loro mostra, dunque, è un'occasione di conoscenza e di discussione intorno ad un argomento sempre più attuale, e non temo di dire di moda, che tuttavia non rischia l'ovvietà perché non ovvie e banali sono le idee, le argomentazioni, le ansie degli autori.

Bruno Sullo (Livorno, ottobre 2001)